Finanziato dal fondo politiche migratorie 2015 nell’ambito del progetto “Le indagini familiari: uno strumento a supporto della individuazione di soluzioni durevoli per il futuro dei minori stranieri non accompagnati residenti in Italia, ivi compreso il ritorno volontario assistito”.

Storie

I ragazzi e le ragazze che si trovano non accompagnati da figure di riferimento adulte rappresentano non soltanto un fenomeno migratorio in crescita che pone sfide sempre nuove al sistema di accoglienza e di tutela; questi ragazzi e ragazze sono portatori di storie complesse, fatte di aspettative disattese, di desideri, di impegno, di fatica, di dolore e di gioia.

Di seguito una storia rappresentativa, scelta fra tante altre che meritano altrettanta attenzione. Per questo motivo, questa sezione verrà aggiornata di tanto in tanto, per dare spazio e voce ad altre storie di vita.

 

La Storia di Mira

 Migrazione ed AVR come strumenti per sfidare tradizionali ruoli di genere

                                                      

 

Mira (nome di fantasia) è una ragazza albanese che, come tanti suoi connazionali, ha identificato nella possibilità di migrazione l’unico modo per dar risposta ai propri sogni e bisogni. La storia di Mira, qui riportata, è unica per via delle attenzioni specifiche che il caso ha richiesto, ma anche emblematica di un processo migratorio in essere, sebbene in fase di consolidamento.

Mira aveva appena completato la scuola dell’obbligo quando la sua famiglia, composta da mamma, papà, fratello maggiore, e nonna paterna, ha deciso di farle interrompere gli studi poiché non economicamente capace di sostenere i costi derivanti da tale percorso. Mira sognava di studiare, di apprendere una professione e poter trovare un buon lavoro. Queste aspirazioni però si sono scontrate con la realtà di un contesto economicamente svantaggiato e socialmente molto legato alle tradizioni, soprattutto per ciò che attiene alle aspettative sociali nei confronti delle donne. Il caso di Mira è pertanto particolare per le attenzioni, derivanti dalla specificità di genere, con le quali è stato redatto il piano di reintegrazione nel momento in cui la ragazza ha espresso il desiderio di far ritorno in Albania.

Infatti, una volta giunta in Italia, Mira si è resa conto delle difficoltà d’integrazione lavorativa in un mercato già particolarmente sofferente. La ragazza, guidata dal servizio sociale di riferimento, ha pertanto chiesto di poter tornare in Albania usufruendo di un programma di ritorno volontario assistito e supporto alla reintegrazione nel contesto d’origine, percorso messo a disposizione dei minori non accompagnati che ne facciano richiesta. Durante l’incontro avvenuto per definire il progetto e che ha visto come partecipanti il personale OIM, i servizi sociali del centro in cui Mira era ospitata in Italia, e la minore stessa, quest’ultima è apparsa sicura della propria scelta e desiderosa di guadagnarsi un futuro migliore acquisendo una professione nel settore della ristorazione. Durante l’intervista, Mira è stata tuttavia solerte nel sottolineare il proprio timore di essere nuovamente intrappolata nelle dinamiche familiari che l’avrebbero, per forza maggiore, spinta a ricoprire nuovamente un ruolo casalingo, prospettiva che - dopo quattro mesi di lontananza dalla famiglia - non le appariva più né ineluttabile né desiderabile, non considerando poi il forte timore di trovarsi nuovamente impossibilitata a seguire i propri sogni.

Presa in considerazione la situazione della minore, e previa certezza di adeguato tutoring e monitoraggio del caso, il piano di rintegrazione è stato quindi redatto assieme a Mira in modo da dare seguito al desiderio di indipendenza della ragazza, assicurandosi anche di dare risposta ai bisogni specifici della stessa.

Pertanto, Mira ha fatto ritorno in Albania grazie ad un progetto di reinserimento, lontano dalla famiglia d’origine ma sotto la supervisione della Missione OIM e di una ONG che ha inoltre garantito un iniziale collocamento protetto della minore, per poi, in stretto coordinamento con l’OIM locale, fornire un costante monitoraggio del suo reinserimento in un contesto urbano sostanzialmente differente da quello di origine, che è principalmente agricolo.

In questo modo, Mira ha potuto frequentare un corso di formazione come cuoca e completare due mesi di apprendistato nel settore da lei prescelto, trovando - dopo tre mesi dal suo ritorno - una sistemazione abitativa autonoma e, attraverso una propria iniziativa personale, anche un piccolo lavoro part time che le garantirà di poter rendere più stabile e duratura la propria scelta di autonomia.

Questa soluzione ha quindi permesso alla ragazza di far ritorno nel proprio paese d’origine e in un contesto culturale a lei familiare, scegliendo allo stesso tempo di affrancarsi da un destino di crescita improntato sulla tradizione, dandole quindi la possibilità di svilupparsi individualmente e professionalmente.